Articolo del mese

I migliori articoli pubblicati da autori italiani
sulle maggiori riviste scientifiche italiane e straniere


Articolo del mese

Aprile 2021

Analyses of peripheral blood dendritic cells and magnetic resonance spectroscopy support dysfunctional neuro-immune crosstalk in Tourette Syndrome

Autori:  Marianna Sarchioto, F. Howe, I.E. Dumitriu, F. Morgante, J. Stern, M.J. Edwards, D. Martino

Corresponding author: Davide Martino (davide.martino@ucalgary.ca
), Department of Clinical Neurosciences, University of Calgary and Hotchkiss Brain Institute, Calgary, AB, Canada

Pubblicato su: Eur J Neurol. 2021 Jun;28(6):1910-1921. doi: 10.1111/ene.14837. Epub 2021 Apr 16.

Marianna Sarchioto

Marianna Sarchioto

Neurosciences Research Centre, Molecular and Clinical Sciences Research Institute, St George's, University of London, London, UK.

Department of Neuroscience "Rita Levi Montalcini", University of Turin, Turin, Italy

Articolo disponibile su:
PubMed
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Recenti evidenze supportano l’ipotesi che alcuni tra i principali disordini dello sviluppo neurologico, come l’autismo, il disturbo da deficit di attenzione ed iperattività (ADHD) e la sindrome di Tourette (TS) potrebbero dipendere da un’interazione disfunzionale tra i sistemi immunitario e nervoso. Ciò implica un’alterazione della risposta immunitaria allo stress ed eventualmente della maturazione cerebrale. In questo contesto è stato ipotizzato che un ruolo chiave potrebbe essere svolto dalle cellule dendritiche che, come è noto, sono implicate nella patogenesi di numerose condizioni autoimmuni, tra cui la sclerosi multipla (SM), la psoriasi, il diabete di tipo 1 ed il lupus sistemico eritematoso sistemico. Nello studio condotto dalla Dott.ssa Sarchioto, in collaborazione con autori internazionali, sono stati valutati 18 pazienti affetti da TS e 18 volontari sani di età paragonabile. Sono state esaminate le  cellule dendritiche circolanti nel sangue periferico e sono state quindi caratterizzate in plasmacitoidi (PDC), mieloidi di tipo 1 (MDC1) e mieloidi di tipo 2 (MDC2). Sono state inoltre valutate possibili relazioni con variabili cliniche e i metaboliti cerebrali misurabili tramite spettroscopia protonica di risonanza magnetica (H-MRS). Dall’analisi dei dati raccolti non sono emerse differenze significative tra gruppi nelle concentrazioni assolute (o dei vari sottoinsiemi) delle cellule dendritiche. Inoltre, non sono state rilevate differenze nei metaboliti infiammatori cerebrali tra pazienti e controlli.  I pazienti affetti da TS con ansia (lieve, moderata e severa) hanno tuttavia mostrato un aumento significativo degli MDC1 rispetto ai pazienti affetti da TS senza ansia. Gli autori hanno inoltre rilevato una robusta correlazione negativa tra la frequenza di MDC1 e la concentrazione totale di creatina a livello delle aree frontali dei pazienti con TS. Questo ultimo dato evidenzia la potenziale associazione tra i cambiamenti metabolici di aree cerebrali direttamente coinvolte nel controllo del comportamento ed uno stato proinfiammatoprio sistemico. Gli autori concludono quindi che il sottoinsieme MDC1 nei pazienti affetti da TS che manifestano ansia potrebbe quindi svolgere un ruolo chiave nell’interazione disfunzionale tra i sistemi immunitario e nervoso favorendo uno stato proinflammatorio sistemico. Data l’eterogeneità clinica della TS, gli autori riconoscono che il campione da loro studiato potrebbe non essere necessariamente rappresentativo dell’intera popolazione dei pazienti. In secondo luogo, nello studio viene correttamente sottolineato che la terapia farmacologica, a cui erano sottoposti la maggior parte dei pazienti, potrebbe rappresentare un potenziale fattore di confondimento. I risultati dello studio sottolineano comunque l'importanza di indagare ulteriormente i possibili meccanismi immunologici alla base dei disordini neurologici dello sviluppo ed in particolare il ruolo che questi potrebbero svolgere in specifiche manifestazioni cliniche.

A cura di: M. Bologna (Roma)

Marzo 2021

Art therapy for Parkinson's disease

Autori:  Alberto Cucca, A. Di Rocco, I. Acosta, M. Beheshti, M. Berberian, H.C. Bertisch, A. Droby, T. Ettinger, T.Ee Hudson, M. Inglese, Y.J. Jung, D.F. Mania, A. Quartarone, J.R. Rizzo, K. Sharma, A. Feigin, M.C. Biagioni, M.F. Ghilardi

Corresponding author: Alberto Cucca (
alberto.cucca@nyulangone.org), The Marlene and Paolo Fresco Institute for Parkinson’s and Movement Disorders, Department of Neurology, NYU School of Medicine, New York, NY, USA

Pubblicato su: Parkinsonism & Related Disorders, Volume 84, March 2021, Pages 148-154

Alberto Cucca

Alberto Cucca

The Marlene and Paolo Fresco Institute for Parkinson's and Movement Disorders, Department of Neurology, NYU School of Medicine, New York, NY, USA

Department of Life Sciences, University of Trieste, Trieste, Italy

Department of Physical Medicine and Rehabilitation, Villa Margherita Fresco Parkinson Center, Vicenza, Italy

Articolo disponibile su:
Parkinsonism & Related Disorder
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Arte e neuroscienze sono due culture che vengono spesso poste a confronto.  È stato ad esempio ipotizzato che la pratica delle attività artistiche potrebbe stimolare alcune funzioni neurologiche, in particolare l'attenzione, la creatività, l'astrazione, il linguaggio simbolico e l’ideazione associativa. Inoltre, il processo creativo dell'arte visiva potrebbe implementare alcuni aspetti della funzione visiva, ovvero percezione ed elaborazione delle immagini. A questo proposito, negli ultimi anni, sono emerse alcune evidenze scientifiche sul possibile ruolo della cosiddetta art teraphy in pazienti affetti da varie condizioni neurologiche. Tra queste, l’art teraphy è stata ad esempio impiegata nel disturbo post-traumatico da stress, nell’ansia cronica, nella depressione maggiore ed in altre condizioni neuropsichiatriche, nella demenza ed infine vi sono alcune osservazioni aneddotiche anche in pazienti con malattia di Parkinson. Nell’insieme è stato osservato che l’art teraphy potrebbe migliorare il benessere fisico, mentale ed emotivo, dei pazienti. Nello studio open-label condotto dal Dott. Alberto Cucca è stato ulteriormente approfondito il potenziale ruolo riabilitativo dell’ art teraphy in pazienti affetti da malattia di Parkinson.  Sono stati specificatamente indagati i possibili effetti nell’ambito del dominio visivo ed eventuali modificazioni anche della funzione motoria e più in generale dei sintomi clinici dei pazienti.  I pazienti sono stati  coinvolti in vari progetti artistici, secondo un protocollo precedentemente applicato dallo stesso autore. I pazienti sono stati quindi valutati mediante scale cliniche standardizzate per la valutazione delle funzioni motorie e non motorie (ad es. UPDRS, BDI, MoCA)  e altri test specifici (ad es. Pegboard Test, Timed Up and Go Test - TUG, ed il Benton Visual Recognition Test – BVRT durante il quale sono stati inoltre registrati i movimenti oculari). Inoltre, i pazienti sono stati sottoposti a risonanza magnetica funzionale (fMRI) per valutare eventuali cambiamenti della connettività funzionale, in particolare nel contesto dei network attentivi (DAN) e del controllo esecutivo (ECN). I dati ottenuti nei pazienti sono stati confrontati con quelli raccolti in un gruppo di soggetti di controllo.  Alla valutazione basale, nei pazienti è stata rilevata un’alterazione delle funzioni visuo-cognitive e dei movimenti oculari. Le analisi di fMRI hanno mostrato un’aumentata connettività funzionale all'interno di DAN ed ECN nei pazienti rispetto ai controlli. Dopo art therapy, è stato osservato un miglioramento delle capacità visuo-cognitive e di esplorazione visiva dei pazienti nonché dei punteggi dell’UPDRS. L'analisi fMRI ha mostrato che i suddetti miglioramenti erano sottesi da modifiche della connettività funzionale, in particolare dei network incentrati sulle aree visive. In conclusione, lo studio dimostra che l'art therapy potrebbe avere un ruolo nella riabilitazione di funzioni non solo cognitive, ma anche motorie nei pazienti con malattia di Parkinson. Ulteriori studi sono necessari per escludere un eventuale effetto placebo e confermare i risultati originali del presente lavoro.

A cura di: M. Bologna (Roma)

Febbraio 2021

Voice analysis with machine learning: one step closer to an objective diagnosis of Essential Tremor

Autori:  A. Suppa, Francesco Asci, G. Saggio, P. Di Leo, Z. Zarezadeh, G. Ferrazzano, G. Ruoppolo, A. Berardelli, G. Costantini
First author: Antonio Suppa, Francesco Asci (coautorship)

Corresponding author: Prof. Alfredo Berardelli (
alfredo.berardelli@uniroma1.it), Department of Human Neurosciences and Neuromed Institute, Sapienza University of Rome, Italy

Pubblicato su: Mov Disord. First published: 02 February 2021 https://doi.org/10.1002/mds.28508

Francesco Asci

Francesco Asci

IRCCS Neuromed Institute, Pozzilli (IS)

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Movement Disorders
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Il tremore d'azione (posturale e cinetico) dell'arto superiore rappresenta la caratteristica preminente del tremore essenziale; tuttavia, i pazienti affetti da questa condizione patologica hanno spesso anche un evidente tremore della voce. A differenza del tremore dell'arto superiore, ben caratterizzato in studi clinici e neurofisiologici, il tremore della voce in pazienti con tremore essenziale è stato oggetto di un limitato numero di lavori scientifici. Nello studio condotto dal Dott. Francesco Asci dell’IRCCS Neuromed di Pozzilli, in coautorship con il Dott. Suppa dell'Università Sapienza di Roma e in collaborazione con il Dipartimento di Ingegneria dell’Università Tor Vergata di Roma, è stato esaminato in maniera oggettiva il tremore della voce e la sua risposta al trattamento farmacologico sintomatico nei pazienti con tremore essenziale. A questo proposito è stata impiegata una innovativa metodica di analisi della voce basata sull’analisi spettrale e tecniche di apprendimento automatico (machine learning). Nel complesso, sono stati studiati 58 pazienti ed un gruppo di soggetti sani paragonabili per età e sesso. Sono stati registrati campioni di voce durante l'emissione di vocali sostenute utilizzando un registratore audio ad alta definizione. I campioni di voce sono stati quindi sottoposti ad analisi del segnale sonoro mediante le tecniche precedentemente menzionate. Sono state inoltre confrontate le registrazioni della voce ottenute in pazienti con tremore essenziale con o senza tremore della voce clinicamente evidente. Infine, sono state acquisite e confrontate le registrazioni dei pazienti con e senza effetto sintomatico del miglior trattamento medico. L'analisi spettrale ha dimostrato un picco di attività oscillatoria a 2-6 Hz nei pazienti che manifestavano un tremore della voce clinicamente evidente. L'analisi condotta mediante le tecniche di apprendimento automatico ha permesso di discriminare con elevata precisione i controlli sani dai pazienti, indipendentemente dalla presenza di tremore della voce clinicamente evidente. L'analisi ha permesso inoltre di classificare correttamente i pazienti con e senza effetto sintomatico del miglior trattamento medico. Lo studio sottolinea quindi l’importanza dell'analisi della voce come innovativo strumento per supportare la valutazione clinica, inclusa la valutazione della risposta farmacologica, nei pazienti con tremore essenziale. Studi futuri dovranno necessariamente confermare le osservazioni del presente lavoro e chiarire un potenziale ruolo dell'analisi oggettiva della voce in altre condizioni neurologiche, inclusa ad esempio la disfonia spasmodica, per cui può essere a volte difficile effettuare una corretta diagnosi differenziale.

A cura di: M. Bologna (Roma)

Gennaio 2021

Risk of hospitalization and death for COVID-19 in people with Parkinson's disease or Parkinsonism

Autori:  Luca Vignatelli, C. Zenesini, L.M.B. Belotti, E. Baldin, G. Bonavina, G. Calandra-Buonaura, P.Cortelli, C. Descovich, G. Fabbri, G. Giannini, M. Guarino, R. Pantieri, G. Samoggia, C. Scaglione, S. Trombetti, R. D'Alessandro, F. Nonino, ParkLink Bologna group

Pubblicato su: Mov Disord. 2021 Jan;36(1):1-10. doi: 10.1002/mds.28408. Epub 2020 Dec 2

Luca Vignatelli

Luca Vignatelli

IRCCS Istituto delle Scienze Neurologiche di Bologna, UOS Epidemiologia e Statistica, Ospedale Bellaria, Bologna

Articolo disponibile su:
Movement Disorders
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Il rischio di ospedalizzazione e morte nelle persone affette da malattia di Parkinson (MP) o parkinsonismo e COVID-19 è incerto. Indagare questo aspetto è di particolare importanza in considerazione della fragilità delle persone con MP e  parkinsonismo (paralisi sopranucleare progressiva, atrofia multisistemica, parkinsonismo vascolare e parkinsonismo non specificato). Ciò è dovuto in particolare all’età dei pazienti, in genere avanzata, e alla presenza di comorbidità multiple, ad esempio problematiche cardiorespiratorie e deterioramento cognitivo, con conseguente necessità di ricorrere spesso ad una polifarmacoterapia. Lo scopo dello studio condotto dal Dott.Vignatelli e del ParkLink Bologna group è stato quello di valutare il rischio di ospedalizzazione e morte per COVID-19 in una coorte di pazienti con MP o parkinsonismo rispetto ad una popolazione di controllo. Lo studio è stato condotto a Bologna, in Emilia-Romagna, una delle regioni colpite più duramente dalla pandemia in Italia ed i dati raccolti si riferiscono alla prima ondata pandemica (periodo di riferimento Marzo-Maggio 2020). Lo studio è stato condotto su una casistica complessiva di 696 persone con MP, 184 persone con parkinsonismo, mentre il gruppo di controllo comprendeva 8590 individui. Tra le variabili di interesse primario sono state considerate il tasso di ricovero ospedaliero per COVID-19 e il tasso di morte per qualsiasi causa. Dallo studio è emerso che il tasso di ospedalizzazione per COVID-19 è risultato paragonabile nelle persone con MP e nei controlli; tuttavia in caso di parkinsonismo il tasso di ospedalizzazione è risultato significativamente più elevato. Inoltre, è stato osservato che età avanzata e comorbidità rappresentano i principali fattori in grado di influenzare il tasso di ospedalizzazione nei pazienti. È stato inoltre rilevato un rischio di morte elevato (circa il 30%) nelle persone ospedalizzate con MP e parkinsonismo, senza tuttavia differenze significative rispetto ai controlli; probabilmente  a causa del limitato numero di eventi nei gruppi studiati. In conclusione, la MP di per sé non rappresenta probabilmente un fattore di rischio per ospedalizzazione e morte in caso di COVID-19. Al contrario, il parkinsonismo deve essere considerato un fattore di rischio, in primo luogo a causa di uno stato di salute più grave delle persone che ne sono affette ed inoltre a causa del maggior carico assistenziale richiesto, inclusa la necessità di ricovero in strutture ad elevato rischio di infezione. Gli interessanti risultati emersi nel presente lavoro dovranno necessariamente essere confermati in coorti più ampie studiate in un più lungo periodo di osservazione.

A cura di: M. Bologna (Roma)